Farro di Monteleone di Spoleto

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Farro di Monteleone di Spoleto

 Origine: Umbria

Il farro di Monteleone di Spoleto è un prodotto tipico dell’Umbria che grazie alle sue caratteristiche e la sua particolare produzione ha guadagnato il marchio DOP. In particolare, questa varietà è un vero e proprio ecotipo locale della specie Triticum dicoccum.

Le sue particolari caratteristiche fisiche ed organolettiche che ne hanno fatto valere il marchio DOP e che contraddistinguono questa varietà dalle altre di farro, sono la cariosside dal colore ambrato e la consistenza vitrea alla frattura. Queste particolarità si devono alle condizioni pedo-climatiche della zona, in particolare al terreno di coltivazione che in questi luoghi sono di natura prettamente calcarea e sassosa, che inoltre impediscono il ristagno idrico nelle stagioni ricche di pioggia. Inoltre un altro fatto è l’altitudine, infatti, tutti i terreni di coltivazione si trovano al di sopra dei 700 m sul livello del mare. I terreni sono di tipo alluvianale-carsico, mediamente dotato di sostanza organica, con alta dotazione di fosforo e bassa disponibilità di potassio.

La pianta al pieno della maturazione non raggiunge i 120 cm, con grado di accestimento medio, portamento semieretto, Le spighe sono di piccole dimensioni e tendenzialmente piatte ed aristate a maturazione.

La produzione

Il terreno viene lavorato in autunno prima della semina (Ottobre-Novembre) eliminando le erbe infestanti che si sviluppano generalmente nei primi mesi dell’autunno grazie alle molte piogge. L’aratura avviene con il rovesciamento completo della zolla ed una profondità di 30-35 cm, poi il terreno arato viene lasciato maturare per tutto l’inverno. Prima della semina si effettua l’erpicatura. Le sementi utilizzate sono tra i 120 – 150 Kg per ettaro di granella vestita che deve provenire esclusivamente dalle coltivazioni precedenti effettuate nello stesso territorio.

La produzione massima consentita di granella vestita è fissata ed è di 3 tonnellate per ettaro. La semina avviene in primavera (da Febbario a Maggio) e viene effettuata meccanicamente a file o a spaglio. In caso di terreni meno fertili è consentita la concimazione in copertura, ma comunque in maniera molto misurata data la grande suscettibilità all’allettamento del farro, se coltivato in terreni troppo fertili. Quindi nei terreni poveri si pratica la letamazione, in preferenza durante l’autunno dopo l’aratura.

Una volta che il farro si è sviluppato e maturato, la raccolta avviene per mietitrebbiatura durante i mesi estivi (Luglio-Settembre) periodo che può variare a seconda dell’altitudine e dell’esposizione dei campi. Le produzioni sono comprese tra gli 0.6 e le 3 tonnellate per ettaro di granella vestita.

Il farro raccolto deve essere immagazzinato o in sacchi o in silos.

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La storia

Il farro è uno dei primi cereali utilizzati dall’uomo. Le prime testimonianze di coltivazione di farro risalgono almeno a 9000 anni fa, con gli Assiri prima e poi dagli Egizi. Secondo studi recenti, il farro sembrerebbe originario della Palestina, dove attualmente è diffusa una specie spontanea di farro (Triticum dicoccoides) probabilmente diffusasi in Assiria e in Egitto tramite i pastori nomadi.

In Italia, la testimonianza più antica l’abbiamo in Pianura Padana, a Vhò (presso Cremona), dove verso il 4300 a.C si seminava un frumento primitivo chiamato farro piccolo (Triticum monococcum). Con il tempo si diffusero anche il farro grande (Triticum dicoccum) e l’orzo (Hordeum vulgare).

A Monteleone di Spoleto,  sono stati rinvenuti dei reperti archeologici che testimoniano l’uso del farro, più precisamente nella Tomba della Biga, una tomba Etrusca risalente al VI secolo a.C. In questo sito sono stati rinvenuti dei cariossidi di farro di Triticum dicoccum.

 

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